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sabato 9 ottobre 2010

Un governo da riciclare




Numerose iniziative si stanno organizzando tramite la rete per rispedire indietro o riciclare il libro che Berlusconi dice di voler spedire a tutte le famiglie italiane. In questo libro il Presidente del Consiglio desidera inserire tutto l'operato degli ultimi due anni di governo. In particolare è il "Popolo Viola" il più attivo. (vedi l'articolo su Apcom).

Su Facebook c'è chi propone di rispedire al mittente il libro (L'indirizzo è il seguente:
Presidenza del Consiglio dei Ministri Palazzo Chigi - Piazza Colonna, 370 - 00187 ROMA); c'è chi si vuole riprendere mentre lo butta nella campana per il riciclo della carta. Il popolo Viola invece propone di fare una lista dei punti di raccolta del libro in cui la gente potrà portarlo e far diventare l'azione di propaganda del governo una vera e propria AUTO-PROPRAGANDA.

Che ne dite se lo facciamo anche noi qui a Sarego un punto di raccolta? Magari in via Cristoforo Colombo a Meledo.

Altra iniziativa è la seguente: firma on-line per non ricevere il libro

Se volete farvi due risate (oppure piangere un po') provate a leggere questa rivisitazione del libro.

domenica 28 settembre 2008

Interrogazione Parlamentare al Ministro dell'Istruzione Gelmini da parte dell'On. Daniela Sbrollini

L’On. Daniela Sbrollini, deputata del Partito Democratico ha depositato in data 23 Settembre 2008 una interrogazione urgente a risposta scritta al Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini concernente l’abnorme e fuorviante ricorso all’istituto della reggenza scolastica.
Il mondo della scuola, già oggetto di pesanti tagli al personale su base triennale (130.000 unità, di cui 40.816 soltanto nelle principali tredici provincie italiane, privando di un posto di lavoro soprattutto le donne che nella scuola operano per oltre l’80%), vede impoverire la propria ricerca di qualità attraverso il ricorso alle reggenze per quegli istituti scolastici privi di una dirigenza stabile ed effettiva,perché vacante . Il fenomeno interessa l’intero territorio nazionale e trova la sua fondatezza nel mancato ed ancora tardivo espletamento delle procedure per l’indizione di un nuovo concorso per dirigenti scolastici i cui riferimenti generali sono contenuti nel D.P.R. n. 140 del 10 Luglio 2008, senza che a questo siano seguite istruzioni operative.

Il futuro della nostra scuola si presenta a tinte assolutamente fosche se la politica attuata risponde pressoché esclusivamente alla riduzione delle fonti di spesa; non per nulla migliaia di docenti hanno voluto iniziare l’anno scolastico indossando vestiti e fasce nere in segno di lutto per la morte della scuola pubblica.

Preoccupa la scelta del governo attuale di sottoporre -nei fatti- il Ministero della Pubblica istruzione a libertà vigilata da parte del Ministero dell’Economia. Lo stesso Ministero dell’Istruzione non solo, dunque, accetta di governare il settore in un regime di sovranità limitata ma continua ad astenersi, prima di assumere le decisioni importanti di riforma, dal conoscere il punto di vista degli operatori della scuola, di coloro che conoscono la pedagogia e che nei corridoi degli istituti trascorrono interamente la loro vita professionale.

Il paradosso si raggiunge con l’attribuzione delle reggenze scolastiche. Emblematico il caso dell’Istituto Professionale Alberghiero di Recoaro Terme (Vicenza), realtà di settore positivamente riconosciuta a livello nazionale, dove a fronte di un’utenza scolastica di 850 allievi, la Dirigenza dell’Istituto viene affidata ad una figura reggente che già ricopre l’incarico di conduzione di un polo liceale con quattro indirizzi e circa 840 studenti. Non si comprende quale sia la razionalità di momenti decisionali del tipo considerato ed è evidente che la sola logica del contenimento della spesa cancella, nel caso specifico, ogni indizio di qualità formativa. Pertanto, si chiede un intervento urgente che consenta il superamento di uno stato di cose increscioso.

(nd.r: La riforma Gelmini minerà fortemente il futuro della nostra scuola pubblica).

lunedì 15 settembre 2008

Primo giorno di scuola: lettera aperta alla Ministro Gelmini

Gentile Onorevole Gelmini,

sono un padre di un bambino di 5 anni. Sono preoccupato per la nostra scuola primaria pubblica. Sono preoccupato per come mio figlio troverà la scuola pubblica fra un anno.

Le riforme che Lei vuole introdurre per "migliorare" la scuola primaria non mi convincono e Le assicuro che non convincono molti Italiani.
Il rapporto OSCE segnala che i livelli di spesa per la scuola e l'istruzione in Italia sono in linea con gli altri paesi industrializzati solo per primarie e secondarie di primo grado, ma sono nettamente più bassi per quanto riguarda l'università. Io credo che quindi per migliorare il sistema-scuola pubblico italiano sia quello di riportare la spesa per l'università in linea aumentando i finanziamenti oppure ottimizzando quelli già in essere.
Io credo che invece il dictat del suo capo del governo sia stato: diminuire le spese. Quindi, molto semplicemente, io penso che Lei abbia pensato di
escogitare dei semplici "tagli" dove le spese sono più alte.

Onorevole Gelmini, sicuramente converrà con me che proporre il maestro unico solamente perchè il bambino possa avere una unica figura di riferimento in classe, sia una argomentazione poco convincente per giustificare la riforma. Se Lei si rileggesse il rapporto OCSE, scoprirebbe che in realtà per migliorare la scuola italiana, dovrebbe rivolgere la sua attenzione alle scuole secondarie di secondo grado e all'università. Secondo l'OCSE siamo al penultimo posto come numero di lauerati su cento persone: appena 11. Solo la Turchia è sotto di noi. Ci superano paesi come Cile e Messico.

Gli insegnati delle primarie sono pagati meno dei loro colleghi stranieri, ma in Italia ci sono classi in media meno numerose e il numero medio di studenti per insegnanti e di 11. Questo è un aspetto che l'OCSE ha giudicato favorevole per una scuola migliore. E lei invece vuole ridurre il numero di insegnanti.
Vuole passare al maestro unico che quindi dovrà essere un super-insegnante che sia ferratissimo in inglese ed in informatica, materie fondamentali nel futuro dei nostri figli. Più insegnanti invece possono avere delle specializzazioni diversificate.

Altro aspetto rilevato dall'OCSE è stato il maggior numero di ore frequentate dai nostri studenti rispetto ai loro colleghi stranieri. E Lei cosa vuol fare? Ridurre il numero di ore della scuola primaria a 24 ore. Allora non mi può biasimare se sono preoccupato della sorte della scuola pubblica.

Se vuole dei consigli le propongo di migliorare l'orientamento dei ragazzi alla scelta della scuola secondaria di secondo grado (superiori) e del corso universitario. Se non lo sa i programmi di orientamento proposti dalle scuole sono molto scarsi o quasi inesistenti. Mi chiedo come faccia un ragazzino alla
fine della secondaria di primo grado a decidere quale scuola frequentare con una semplice visita al liceo o all'istituto tecnico più vicino. Oppure come faccia un maturando a scegliere il corso universitario più adeguato a se stesso con un incontro con un rappresentante degli industriali in un'aula magna superaffollata. Ci sono professionisti dell'orientamento scolastico che in un sistema-scuola funzionante dovrebbero essere fondamentali.

E non vogliamo parlare dei test di ammissione all'università? Come pretendiamo di scegliere i migliori studenti più adatti a frequentare un certo corso universitario con un test (più o meno regolare) della durata di qualche ora. E' ovvio che se la scelta è sbagliata, il numero di abbandoni sarà maggiore.

Inoltre, non capisco come possa un governo scegliere di "tagliare" le spese proprio sulla scuola. La scuola dovrebbere essere il gioiello di una nazione civile. Dovrebbe essere curata e provilegiata. Dovrebbe avere dei ministri capaci ed attenti che non la trattano come una azienda da portare a bilancio positivo. Gli sprechi ci possono essere e devono essere limitati, ma La prego non mascheri da "buone riforme" dei puri e semplici "tagli" per far quadrare il bilancio del nostro stato e del suo governo. Tagliamo i soldi alla nostra scuola, all'istruzione dei nostri figli, al futuro della nostra nazione per salvare magari l'Alitalia e la faccia del nostro presidente del consiglio.

Distinti Saluti

Lettera firmata

gelmini_m@camera.it
urp@istruzione.it

martedì 19 agosto 2008

Confusione Lega

Nell'ormai lontano 8 aprile scorso avevamo pubblicato nel nostro blog il post

ICI E FEDERALISMO FISCALE

Oggi Bossi si ritrova ad esprimere gli stessi concetti enunciati allora, ancora prima delle elezioni, dal nostro gruppo. Il post a suo tempo finiva in questo modo:

Togliere solo un’imposta perché alla percezione sembra la peggiore sostituendola poi con altri meccanismi impositivi mimetizzati è pura demagogia per raccogliere voti.

La politica propagandistica della Lega e del PDL sta finalmente scontrandosi con la dura realtà.

Ora la proposta da parte di Calderoli è quella di ridurre il numero delle tasse per crearne una sola più semplice e più comprensibile al cittadino... e magari più bassa della somma delle attuali. Ma sì spariamola pure grossa, sembra quasi non sia un ministro del governo ma uno dei più abili imbonitori da mercato.
Cosa succederà quando si accorgeranno che la funzione delle tasse è quella di discriminare chi tra i cittadini può permettersi di pagarle in base alla sua ricchezza.
L'ICI, oltre ad essere una tassa federale, era anche una tassa che era pagata da chi aveva degli immobili: chi ha la villa paga per una villa, chi ha un miniappartamento paga per esso, chi non ha la casa non paga. Cosa succederà quando tutti dovranno pagare una unica tassa, si terrà conto del livello di ricchezza delle persone oppure a guadagnarci saranno i soliti che guadagnano quando è al governo Berlusconi? Ovviamente sarà più facile tassare chi vive della propria busta paga, piuttosto di andare a tassare chi vive nella villa.

domenica 17 agosto 2008

MILITARI IN STRADA E SINDACI SCERIFFI: IL RISCHIO È UNA GUERRA TRA POVERI

(Editoriale di "Famiglia Cristiana")

IL PRESIDENTE SPAZZINO NEL "PAESE DA MARCIAPIEDE".

Bene fa il Governo a prendere provvedimenti su annosi problemi. Ma riuscirà a fugare il sospetto che quando è al potere la destra i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?
È un "Paese da marciapiede" quello che sta consumando gli ultimi giorni di un’estate all’insegna della vacanza povera, caratterizzata da un crollo quasi del 50% delle presenze alberghiere nei luoghi di vacanza. Dopo vari contrasti tra Maroni e La Russa, sui marciapiedi delle città arrivano i soldati, stralunati ragazzi messi a fare compiti di polizia che non sanno svolgere (neanche fossimo in Angola), e vengono cacciati i mendicanti senza distinguere quelli legati ai racket dell’accattonaggio da quelli veri.

A Roma il sindaco Alemanno, che pure mostra in altri campi idee molto più avanzate di quelle che il pregiudizio antifascista gli attribuisce, caccia i poveri in giacca e cravatta anche dai cassonetti e dagli avanzi dei supermercati. Li chiamano scarti, ma lì si trovano frutta e verdura che non sono belli da esporre sui banchi di vendita. E allora se vogliamo salvare l’estetica, perché non facciamo il "banco delle occasioni", coprendo con un gesto di pietà (anche qui "estetico"), un rito che fa male alle coscienze? Nei centri Ikea lo si fa, e nessuno si scandalizza. Anzi.

Ma dai marciapiedi sparisce anche la prostituzione (sarà la volta buona?) e sarebbe ingeneroso non dare merito al Governo di aver dato ai sindaci i poteri per il decoro e la sicurezza dei propri cittadini. A patto, però, che la "creatività" dei sindaci non crei problemi istituzionali con questori e prefetti e non brilli per provvedimenti tanto ridicoli quanto inutili; e che il Governo non ci prenda gusto a scaricare su altri le sue responsabilità, come con l’uscita tardiva e improvvida (colpo di sole agostano?) della Meloni e di Gasparri, che hanno chiesto ai nostri olimpionici di non sfilare per protesta contro la Cina (il gesto forte, se ne sono capaci, lo facciano loro, i soliti politici furbetti che vogliono occupare sempre la scena senza pagare pegno!).

Tornando al "Paese da marciapiede", ha fatto bene il cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio per i migranti, ad approvare la lotta al racket dell’accattonaggio senza ledere il diritto di chiedere l’elemosina da parte di chi è veramente povero. Il cardinal Martino ha posto un dubbio atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, abituati come sono alla "politica del rattoppo", o a quella dei lustrini?

La verità è che "il Paese da marciapiede" i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del "Presidente spazzino", l’inutile "gioco dei soldatini" nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato). Ma c’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le "buffonate", che servono solo a riempire pagine di giornali.

Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo (Pil) e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni. L’industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso.

È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?

sabato 9 agosto 2008

Social card e legalità in Italia


Riportiamo alcune riflessioni che ci hanno mandato gli amici del PD di Chiampo.

Una risposta al disagio sociale: nella finanziaria c'è la social card.
Non siamo più europei nel nostro sistema di welfare, siamo diventati americani. La social card, come ha detto il ministro dell'Economia, è l'esportazione di un grande strumento, come la tessera alimentare degli Usa, la food stamp che viene assicurata a 26 milioni di lavoratori in modo universalistico, senza distinzione di sesso, razza, religione e cittadinanza, e che in Italia, in proporzione, dovrebbe essere assicurata a cinque milioni di cittadini. Sarà assicurata invece a 500 mila persone alle quali si darà il marchio della tessera della povertà, perché i diritti non sono più diritti delle persone ma sono privilegi e concessioni del Governo.

Un governo che si prepara a fare una legge federalista ma intanto espropria i Comuni di una delle prerogative più importanti, quella di realizzare le politiche sociali, politiche universalistiche e non concessioni (Abolizione dell'ICI: l'unica tassa "federale"). Sarebbe stato troppo infatti dare 400 euro a ogni famiglia davvero bisognosa attraverso un trasferimento diretto di denaro che liberamente quella famiglia poteva utilizzare. Per poter avere quella social card bisogna subire l'umiliazione dello stampo di povertà.

Questa è l'Italia dei ministri Tremonti e Brunetta. E' l'Italia che blocca ogni processo di liberalizzazione e ogni lotta ai privilegi. E come potrebbe combattere i privilegi un governo che si fonda sul privilegio di uno solo? Un governo che non fa nulla per ridare al paese mobilità sociale essenziale per la crescita e il futuro dei giovani.

Un macigno sulla strada del dialogo: sotto l'urgenza dei problemi giudiziari del presidente del Consiglio, il governo scavalca la Costituzione, mortifica il Parlamento e con la forza dei numeri impone l'approvazione di un provvedimento che non ha precedenti in alcun sistema democratico parlamentare come il nostro.

Un provvedimento che per sospendere un processo a carico di Silvio Berlusconi prefigura un sistema abnorme di impunità, in modo peraltro pasticciato, per le più alte cariche dello Stato. Si dice che occorre mettere fine all'emergenza giustizia e chiudere una presunta anomalia italiana nel rapporto tra magistratura e politica.

Il salva processi e il Lodo Alfano, che sono indissolubilmente legati, non avrebbero alcuna attinenza con il processo in corso a Milano, perché, afferma l'on. Ghedini (avvocato personale di S. Berlusconi), l'on. Berlusconi non se ne avvarrà, perchè si risolverà con l'assoluzione del premier. Ma allora a che serve?

La risposta dell'avvocato difensore del premier è a dir poco inquietante: "I processi si devono sospendere per il bene del paese e non di Berlusconi". Il lodo serve insomma a "governare con serenità" e, ha ripetuto l'on. Pecorella, assicurare la stabilità politica che da troppo tempo manca all'Italia.

Ma si può fare il bene dell'Italia se la giustizia non è al servizio di tutti, se la legge non è uguale per tutti, se la serenità di chi governa è affidata ai suoi privilegi e alla sua immunità anziché alla sua retta coscienza? E' come dire che la legittimazione del popolo sospende il valore della legalità e solleva chi detiene il potere dal rispetto della legge.Il nostro presidente del Consiglio ci ha detto: la legge la faccio io. C'è chi ha parlato di "sultanato". Torna alla mente un dialogo pubblico, a Monaco di Baviera, tra il filosofo Habermas e l'allora cardinale Ratzinger su "I fondamenti morali prepolitici dello Stato liberale". In quel dialogo il futuro pontefice affermava: "E' compito della politica sottomettere il potere al criterio del diritto e in tal modo ordinarne l'uso sensato". E aggiungeva che se il diritto non appare come "espressione di una giustizia che sia al servizio di tutti ma come prodotto di un arbitrio, di una pretesa di essere nel diritto solo perchè si detiene il potere su di esso" è inevitabile alimentare nei cittadini "il sospetto verso il diritto e la legalità" e minare l'autorevolezza e la dignità della politica.

Il dialogo tra forze politiche può esserci quando, tra le parti c'è rispetto e ci sono condizioni di equilibrio. Non può esserci un dialogo sereno con chi è gravato da un gigantesco conflitto di interesse e ha preteso e ottenuto di dettare leggi su misura e garantirsi immunità.

giovedì 31 luglio 2008

CONFRONTO FRA CAPI DI GOVERNO

DAL GIORNALE DI VICENZA

giovedì 31 luglio 2008


Olmert: dopo le primarie mi dimetto da premier

GERUSALEMME
Con un drammatico discorso alla nazione, ieri il premier israeliano Ehud Olmert ha detto che non si ricandiderà alla guida del partito Kadima nelle elezioni primarie, il prossimo 17 settembre, e che si dimetterà una volta eletto un nuovo leader. L’annuncio di Olmert, seppure da tempo ventilato a causa delle inchieste di polizia di cui è oggetto, essendo egli sospettato di corruzione, ha colto tutti di sorpresa. «Voglio che sia chiaro», ha detto, «che sono fiero di essere cittadino di uno stato in cui un primo ministro può essere investigato come un semplice cittadino. Proverò la mia innocenza e le mie mani pulite».
«Come premier io sono naturalmente l’indirizzo di attacchi politici ma ogni persona equilibrata converrà che le cose hanno superato ogni ragionevole proporzione», ha detto Olmert con chiaro riferimento alle continue rivelazioni a mezzo stampa dei sospetti degli inquirenti e degli elementi finora emersi a suo carico.
La decisione di Olmert è maturata negli ultimi giorni,.............................................................


sabato 26 luglio 2008

Un paese in emergenza

"C'è un clima da stato di polizia. Il governo continua ad alimentare la paura anziché risolvere i problemi. Crea l'illusione che gli immigrati siano il problema numero uno solo per coprire l'incapacità di rispondere alle difficoltà economiche e sociali di milioni di famiglie"

Rosy Bindi

“Estensione all'intero territorio nazionale della dichiarazione dello stato di emergenza per il persistente ed eccezionale afflusso di cittadini extracomunitari”. E' quanto ha approvato oggi il Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell'Interno Roberto Maroni. Un provvedimento che, come si legge nel documento diffuso a conclusione dei lavori, dovrebbe servire per “potenziare le attività di contrasto e di gestione del fenomeno”.

Ma che vuol dire?

A cercare di fornire una spiegazione ulteriore, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, secondo il quale “l’estensione dalle attuali tre regioni (Puglia, Sicilia, Calabria, come stabilito nel 2007 dal governo Prodi, ndr) a tutto il Paese serve a facilitare una risposta dello Stato e non cambia quello che c’è già”.

Confusione. Da queste parole ciò che si evince è che è talmente tanta la foga del governo, talmente alta la necessità di mettere in campo slogan, spot e manifesti elettorali, che neppure loro sanno più verso dove stanno andando realmente. Le promesse e gli impegni che hanno preso in campagna elettorale non sono stati mantenuti, come palesato da una manovra finanziaria – triennale per di più – in cui spiccano i tagli alle forze dell’ordine, agli Interni e alla Difesa. E dunque, ecco il ritorno delle proposte populiste e demagogiche, con le quali la destra, buttando fumo negli occhi dei cittadini, cerca di celare le propria inadeguatezze.

Cosa significa proclamare lo stato d’emergenza in tutto il Paese e poi affermare che non cambia niente rispetto a prima? E se non cambia niente rispetto a prima, dov’è il tanto decantato inasprimento della lotta all’immigrazione clandestina?

Continua la lettura sul sito nazionale del Partito Democratico

sabato 14 giugno 2008

"Emergenza" intercettazioni

Sulle intercettazioni, da La Repubblica:
"E' un disegno di legge" dice Silvio Berlusconi, "atteso da quasi tutti i cittadini in cui verrà prevista la possibilità di effettuare le intercettazioni soltanto per le indagini che riguardino reati con pene dai 10 anni in su".

Ci terrei a far sapere al Presidente che le persone che conosco io non hanno minimamente questo problema delle intercettazioni. E al Ministro della Giustizia Alfano raccomanderei, su future iniziative governative, di raccontare le cose come veramente stanno e non, come in questo caso, impostando la campagna sulla opportunità del risparmio sulle "spese della giustizia" - creando equivoco sul termine "spese della giustizia" che per tutti è la Giustizia nel suo insieme, ma che per i soli pochi addetti, è uno, e piccolo, capitolo del bilancio, delle quali un terzo se ne va per intercettazioni: non miliardi, come hanno subito pensato tutti all'annuncio, genericamente formulato come da prassi, ma solo un paio di centinaia di milioni, come poi si è chiarito, con un possibile risparmio, immagino, di qualche decina di milioni annui. Tutto il Governo, Capo per primo, impegnato per difendere un provvedimento che farà risparmiare si e no 50 milioni di euro? Mi sembra ridicolo, o meglio, tragico, dato che ci viene detto da chi ha responsabilità di governo.

Pietro Rossi